Centro d’ascolto e centro salute 2021

“MA SOLO INSIEME…
agli invisibili”

Covid-19: quale impatto sulle persone senza fissa dimora?
“Buongiorno fratello, come sta tua moglie? Oggi vieni con me che ti voglio offrire un caffè, non mi piace berlo da solo.”
A., uomo senza fissa dimora

#IoRestoaCasa. Così recitava l’hashtag più condiviso durante la prima ondata della pandemia. Ma chi una casa non ce l’ha? Le persone senza dimora sono state tra i gruppi sociali più vulnerabili e maggiormente esposti all’emergenza sanitaria. L’ultimo censimento nazionale dei senza dimora in Italia annoverava oltre 50 mila persone in tale condizione: più della metà presenti nelle Regioni del Nord, in particolare all’interno delle grandi aree metropolitane. In Lombardia si contano oltre 16 mila senza dimora (il 31,5% del totale nazionale), di cui più di 12 mila solo a Milano. Questi ultimi sono essenzialmente uomini, stranieri, con età inferiore ai 54 anni e con basso titolo di studio. I dati raccontano che la maggior parte di queste persone, prima di diventare homeless, viveva nella propria casa; quasi un terzo risultava occupato in lavori a termine, saltuari e a bassa qualifica, senza quindi percepire un reddito dignitoso. Solo nella città di Fano Il Centro di ascolto diocesano ha conteggiato nel 2020 circa 117 persone con queste caratteristiche, di cui almeno 50 sostenute ed accompagnate con aiuti più continuativi (dall’assistenza sanitaria, all’accompagnamento giuridico, all’orientamento formativo e al lavoro…)

Le criticità che sono state riscontrate nella prima ondata sono state una forte esposizione ai fattori di rischio sia per infezione che per conseguenze della malattia, ma poi si è aggiunta la problematica del freddo contrassegnante i mesi invernali della seconda. Per queste persone – caratterizzate generalmente da stili di vita malsani, compresenza di più patologie croniche, problemi di disagio psichico e dipendenza, fragilità relazionali, difficoltà di accesso a servizi sanitari e strutture di accoglienza – la prevenzione dal contagio non è stata di fatto possibile.

La pandemia ha colpito duramente non solo le persone senza dimora, ma anche i servizi rivolti a questi. Molte organizzazioni per mettere in sicurezza le persone più fragili e accogliere nuove istanze hanno dovuto adottare modalità operative che in alcuni casi hanno stravolto i servizi stessi.

Il dormitorio di San Paterniano si è trasformato in comunità residenziale per adulti per circa 100 giorni, ma poi da giugno 2020 non ha più riaperto. La mensa invece è stata sempre attiva con pasti da asporto.

Casa Betania, piccola casa di pronta accoglienza ha dovuto chiudere per alcuni mesi, ma poi ha riaperto da settembre 2020 per l’ospitalità di due giovani stranieri, in modalità di autogestione, per alcuni mesi.

La Protezione Civile in accordo con il Comune di Fano ha messo a disposizione alcuni contanier per eventuali quarantene.

 

“Io i poveri non li ho mai contati, io i poveri li abbraccio”
Don Primo Mazzolari

Il Centro Salute Caritas in pieno lockdown si è reso disponibile, affrontando rischi imprevedibili, con i propri medici volontari ed operatori per visite e somministrazione farmaci e ha continuato, post lockdown, a fornire presidi di protezione individuale e ricorrere a tamponi rapidi per monitorare lo sviluppo di infezioni virali da covid 19 e supportare alcuni utenti positivi nel periodo di isolamento (erano i 2 ragazzi di casa betania che si citava sopra).

Il Centro di Ascolto Caritas diocesana ha implementato gli interventi diretti a bassa soglia (ricariche telefoniche, buoni spesa alimentare acquistati con propri fondi e donati -da Caritas Italiana, dalla Coop e dall’Ambito Sociale Territoriale VI di Fano-biglietti treno per raggiungere familiari…). Ha inoltre avviato una collaborazione importante con la Casa per Ferie “Don Orione” per l’ospitalità delle persone senza dimora dal mese di ottobre 2020 per l’EMERGENZA FREDDO.

 

Il 2020 è stato anche caratterizzato da una importante progettualità finanziata da fondi Europei FSE PON E FEAD nominato “COMUNITA’ SOLIDALE” che ha visto il Pubblico ed il Privato affrontare insieme i bisogni di queste persone, le quali a causa della perdita di residenza diventano purtroppo invisibili agli occhi del sistema Pubblico. Il progetto, che ha visto la collaborazione di ATS VI Fano, Cooperativa Sociale Polo 9, Fondazione Caritas Fano onlus, Associazione San Paterniano onlus, Associazione Amici di Casa Betania onlus, Cooperativa Sociale I Talenti, oltre a creare una rete più efficace tra essi ha attivato una nuova forma di aiuto, l’operatore di Pronto Intervento Sociale (PIS) che per tutto il 2020 ha avuto funzioni simili a quelle dell’operatore di strada. Gli operatori PIS, nei momenti più difficili, sono stati come degli angeli: giravano per la città, incontravano le persone là dove sono solite stazionare, ed entravano in relazione con loro, senza giudizio.
Era necessario informare e sensibilizzare le persone sulla pandemia in atto, stimolandone l’accettazione del cambiamento. Un saluto, qualche parola, informazioni, un aiuto concreto (la donazione di un sacco a pelo, piuttosto che dispositivi di protezione, prodotti per l’igiene personale, pasti…). In un momento in cui l’ALTRO, chiunque esso sia, era visto come potenziale nemico, questo è stato forse uno dei gesti di maggiore attenzione ed amore che si potesse esprimere: IO TI VEDO, TU ESISTI. La gratitudine per un gesto così semplice spesso passava con il desiderio di offrire qualcosa in cambio…in genere un caffè, con i soldi raccolti poco prima con l’elemosina.

PROSPETTIVE

La pandemia ha messo in luce l’importanza dell’inserimento dei servizi rivolti alla grave marginalità all’interno di una programmazione territoriale strategica; della promozione di servizi che puntino all’attivazione delle persone nella gestione degli spazi, delle relazioni e dei percorsi; del consolidamento delle reti pubbliche e private con investimenti adeguati in relazione al mutato contesto socio-economico.