frase del mese

Frase del mese: Maggio 2018

 

“Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.  Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.” (Marco 16,19-20)

Uno dei tanti frutti della Pasqua è che Gesù può essere al suo posto di Figlio nell’abbraccio di amore della santa Trinità, “elevato in cielo, sedette alla destra di Dio”, e rimanere con la sua Chiesa per “agire insieme con loro”. La duplice appartenenza di Gesù al cielo e alla terra, a Dio e agli uomini, è richiamo costante alle due dimensioni dentro le quali dobbiamo vivere la vita. Con la forza di figli di Dio, a servizio dell’umanità.

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Frase del mese: aprile 2018

“Il Signore disse a Mosè e ad Aronne in terra d’Egitto: «Questo mese sarà per voi l’inizio dei mesi, sarà per voi il primo mese dell’anno. Parlate a tutta la comunità d’Israele e dite: “Il dieci di questo mese ciascuno si procuri un agnello per famiglia, un agnello per casa… Ecco in qual modo lo mangerete: con i fianchi cinti, i sandali ai piedi, il bastone in mano; lo mangerete in fretta. È la Pasqua del Signore!” (Esodo 12,1-3.11)

Pasqua significa passaggio. E’ il Signore Dio che passa per liberare da qualcosa o da qualcuno. Per questo ogni volta che il Signore passa nella nostra vita, li c’è un nuovo inizio. Pasqua è l’inizio dei mesi, ogni volta che l’amore di Dio ci libera da una schiavitù, da un peso, da ciò che ci fa abbassare la testa, è l’inizio di una vita nuova. Ti rimette in piedi, ti da forza, ti indica una direzione e ti offre  di fare un cammino insieme.

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Frase del mese, Gennaio 2018

“Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano
seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo
suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si
traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui,
Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa»
– che significa Pietro”. (Giovanni, 1,40-42)

Ecco una sintesi molto bella della vita cristiana, che esprime l’
essenziale: “abbiamo trovato il Messia”. Gesù non si trova per caso,
serve l’umiltà di un ascolto che ti indica dove guardare e dove andare
e il lasciarsi condurre da qualcuno che non è meglio di te ma che prima
di te ha vissuto l’incontro. Poi è Gesù che ti cambia il nome, che da
alla tua vita un nuovo senso e una nuova bellezza.

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“Tu, Signore, sei nostro padre,da sempre ti chiami nostro redentore.
Perché, Signore, ci lasci vagare lontano dalle tue vie e lasci
indurire il nostro cuore, cosi che non ti tema?
Ritorna per amore dei tuoi servi, per amore delle tribù, tua eredità.
Se tu squarciassi i cieli e scendessi! Davanti a te sussulterebbero i
monti”. (Isaia, 63,16-17)

Il tempo di Avvento si apre con l’invocazione del profeta: “se tu
squarciassi i cieli e scendessi!” E’ l’invocazione che nasce dalla
consapevolezza che senza la presenza del Signore nella nostra vita, il
cuore si indurisce, noi cominciamo a girare a vuoto, vagare senza una
meta precisa, senza più rispetto per il dono sacro della vita.
Ma è anche una invocazione già esaudita. L’attesa che questo tempo ci
chiede di vivere non è solo quella della fine dei tempi, ma quella
quotidiana della visita di Gesù, oggi, nei modi che Lui sceglie.

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“In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del
popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e
disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non
ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse
lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due
ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse
loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano
avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della
giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece
gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi
non vi siete nemmeno pentiti così da credergli»”.  (Mt 21, 28-32)

All’inizio del mese missionario, la Parola ci ricorda la necessità
della conversione, prima di tutto dalla pretesa di essere migliori
degli altri e dalla tentazione di giudicare. Credere all’amore di Dio e
camminare nella via della giustizia: senza questo non esiste missione
perché non esiste vita cristiana.

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Frase del mese, settembre 2017

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il
mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. (Gv 3, 15-17)

Per il nostro Dio nessuno può essere perduto. E’ la logica dell’amore
che non sopporta nemmeno il pensiero che qualcuno possa perdersi.  Ma
perché nessuno vada perduto non basta il desiderio, ci vuole la
disponibilità a mettersi al fianco, e a volte  di mettersi al posto, di
chi rischia di perdersi, per salvarlo e salvarsi con lui.

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“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo
fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato
davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui.”
C’è sempre molto di più di quello che riusciamo immediatamente a
percepire. Nella trasfigurazione i discepoli intravvedono per un attimo
il “di più” di Gesù. Dobbiamo chiedere il dono di saper vedere il “di
più” che c’è dentro di noi, nelle persone che abbiamo vicino e nelle
situazioni che siamo chiamati a vivere. (Mt 17, 1-2)

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Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. (Atti 2, 1-4)

Forse non siamo poi così convinti di essere colmati di Spirito Santo o forse non crediamo così tanto a quello che lo Spirito Santo è capace di fare. Lo manifestiamo questi dubbio quando, anche in buona fede e con le migliori intenzioni, pensiamo di dover fare tutto con le nostre forze e capacità e dimentichiamo che è lo Spirito “che da il potere di esprimersi”. Forse ci serve imparare a fare un po’ di più a modo Suo.

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Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.  (Gv 10, 7-10)

Entrare e uscire dalle cose della vita passando attraverso Gesù, che è la porta. Quando devo fare una scelta, quando devo incontrare una persona, quando una situazione inattesa manda all’aria tutto quello che avevo progettato… cosa vuol dire entrare in queste cose passando attraverso Gesù? Uscirne passando attraverso Gesù? Siamo al cuore della fede cristiana e solo così si fa l’esperienza della vita abbondante che Cristo vuole dare.

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“…Ed ecco una voce dalla nube che diceva: <<Questi è il Figlio mio,
l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo>>. (Mt 17,5)
Ascoltare è il presupposto e la possibilità
di crescita di ogni relazione. Nei confronti di Gesù però non è solo il
necessario fare spazio e cercare di comprendere l’altro, ma è
soprattutto ricevere un modo di pensare, sentire, scegliere e vivere
nuovo. Ascoltare è convertirsi a Lui e seguirlo.

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