“In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del
popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e
disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non
ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse
lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due
ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse
loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano
avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della
giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece
gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi
non vi siete nemmeno pentiti così da credergli»”.  (Mt 21, 28-32)

All’inizio del mese missionario, la Parola ci ricorda la necessità
della conversione, prima di tutto dalla pretesa di essere migliori
degli altri e dalla tentazione di giudicare. Credere all’amore di Dio e
camminare nella via della giustizia: senza questo non esiste missione
perché non esiste vita cristiana.

Frase del mese, settembre 2017

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,
perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il
mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. (Gv 3, 15-17)

Per il nostro Dio nessuno può essere perduto. E’ la logica dell’amore
che non sopporta nemmeno il pensiero che qualcuno possa perdersi.  Ma
perché nessuno vada perduto non basta il desiderio, ci vuole la
disponibilità a mettersi al fianco, e a volte  di mettersi al posto, di
chi rischia di perdersi, per salvarlo e salvarsi con lui.

“In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo
fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato
davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti
divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia,
che conversavano con lui.”
C’è sempre molto di più di quello che riusciamo immediatamente a
percepire. Nella trasfigurazione i discepoli intravvedono per un attimo
il “di più” di Gesù. Dobbiamo chiedere il dono di saper vedere il “di
più” che c’è dentro di noi, nelle persone che abbiamo vicino e nelle
situazioni che siamo chiamati a vivere. (Mt 17, 1-2)

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi. (Atti 2, 1-4)

Forse non siamo poi così convinti di essere colmati di Spirito Santo o forse non crediamo così tanto a quello che lo Spirito Santo è capace di fare. Lo manifestiamo questi dubbio quando, anche in buona fede e con le migliori intenzioni, pensiamo di dover fare tutto con le nostre forze e capacità e dimentichiamo che è lo Spirito “che da il potere di esprimersi”. Forse ci serve imparare a fare un po’ di più a modo Suo.

Allora Gesù disse loro di nuovo: «In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.  (Gv 10, 7-10)

Entrare e uscire dalle cose della vita passando attraverso Gesù, che è la porta. Quando devo fare una scelta, quando devo incontrare una persona, quando una situazione inattesa manda all’aria tutto quello che avevo progettato… cosa vuol dire entrare in queste cose passando attraverso Gesù? Uscirne passando attraverso Gesù? Siamo al cuore della fede cristiana e solo così si fa l’esperienza della vita abbondante che Cristo vuole dare.

“…Ed ecco una voce dalla nube che diceva: <<Questi è il Figlio mio,
l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo>>. (Mt 17,5)
Ascoltare è il presupposto e la possibilità
di crescita di ogni relazione. Nei confronti di Gesù però non è solo il
necessario fare spazio e cercare di comprendere l’altro, ma è
soprattutto ricevere un modo di pensare, sentire, scegliere e vivere
nuovo. Ascoltare è convertirsi a Lui e seguirlo.

“Avete inteso che fu detto agli antichi: non ucciderai; chi avrà
ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio. Ma io vi dico: chiunque si
adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. Chi
poi dice al fratello: “stupido”, dovrà essere sottoposto al sinedrio; e
chi gli dice: “pazzo”, sarà destinato al fuoco della Geenna”. (Mt 5,21-
22)

“Ma io vi dico”: Gesù si attribuisce l’autorità di essere l’autentico
interprete della legge di Dio, e con Lui crollano tutti gli alibi di
una lettura superficiale che non mette in discussione chi si sente
giusto. E’ diverso leggere “uccidere” solo come togliere fisicamente la
vita o come togliere la dignità dell’altro. Chi si adira uccide, chi
offende uccide, chi emargina uccide. Come sempre Gesù svela l’ipocrisia
e ci chiama alla luce della verità.

“Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si
avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro
dicendo: Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei
cieli… (Mt 5, 1-3)

C’è una condizione necessaria per poter comprendere e vivere il Vangelo
di Gesù: essere poveri in spirito. Non si tratta di una povertà
spirituale, di essere distaccati dai beni, ma di avere in se lo spirito
della povertà, la certezza che l’unica vera sicurezza a cui attaccarsi
è l’amore di Dio. E’ questa la fede che rende beati.

“Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola». E l’angelo si allontanò da lei.” (lc 1, 38)

 

Non serve molto altro per descrivere la fede e la vita cristiana: “avvenga per me secondo la tua parola”. Credere è desiderare che la Parola del Signore, e solo quella, avvenga, accada, si realizzi per me, che diventi la mia vita. Chi vuol essere padrone non lo capisce, chi accetta di essere servo ci trova la verità e la pace.

Quando giunsero sul luogo chiamato Cranio, vi crocifissero lui e i malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra … i capi lo deridevano dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto». Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». (lc 23, 33-37)

 

Salvare se stessi o salvare gli altri? Nella prospettiva di Gesù non sono due cose alternative. Dare la vita per il bene e la salvezza delle persone è l’unico modo per salvare se stessi. E’ la logica nuova del Vangelo: bisogna essere disposti a perdere per poter trovare.